// Ricerca · Agosto 2026

Quanto vale il mestiere che va in pensione

L’Italia non assume per crescere. Assume per sostituire. I numeri, filiera per filiera, e cosa significano per le aziende il cui prodotto è il mestiere stesso.

3.042.000
assunzioni necessarie entro il 2029 solo per sostituire chi esce
98
dipendenti over 55 ogni 100 under 35 nel legno-arredo
13,5%
degli addetti della filiera da sostituire entro il 2029

01 Un paese che assume per sostituire, non per crescere

Ogni cinque anni Unioncamere e il Ministero del Lavoro pubblicano una previsione di quanti lavoratori serviranno alle imprese italiane. L’edizione 2025-2029 colloca il totale tra 3,28 e 3,72 milioni di persone, a seconda di come andrà l’economia. È la composizione di quella cifra, non la sua dimensione, a meritare attenzione.

Il fabbisogno ha due componenti. La domanda di espansione è la parte trainata dalla crescita: posizioni nuove che esistono perché l’azienda è diventata più grande. La domanda di sostituzione è la parte determinata da chi esce, in larghissima parte per pensionamento. La prima varia enormemente con lo scenario economico. La seconda non varia affatto, perché la demografia è già successa.

Fonte: Unioncamere e Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior, Previsioni dei fabbisogni occupazionali a medio termine 2025-2029, tabella 2.2.

Si leggano le due righe della sostituzione in orizzontale: sono identiche nelle tre colonne. 3.042.000 persone vanno sostituite entro il 2029 qualunque cosa faccia l’economia. Nello scenario più favorevole sono l’82% dell’intero fabbisogno; nel peggiore, il 93%. Il rapporto lo scrive senza giri di parole: la domanda per necessità di sostituzione è la componente che incide maggiormente nella determinazione del fabbisogno occupazionale.

È un problema diverso da quello a cui le aziende si preparano di solito. Assumere per crescere significa aggiungere una capacità che l’azienda non ha mai avuto. Assumere per sostituire significa provare a ricomprare una capacità che l’azienda aveva già e sta perdendo. Ed è più difficile, perché quello che esce non è una mansione. È tutto quello che quella persona sapeva su come si fanno le cose in quella azienda lì.

02 L’indice di anzianità, e perché il legno-arredo è il caso limite

Lo stesso rapporto contiene un indicatore che meriterebbe di essere più conosciuto. Excelsior lo chiama indice di anzianità: per i dipendenti del settore privato, quanti lavoratori over 55 ci sono ogni 100 lavoratori under 35. È una misura brutale di quanto una filiera sia vicina a un passaggio di consegne di massa.

A livello nazionale l’indice era 65,2 nel 2023, in salita da 61,2 di due anni prima: all’incirca due senior ogni tre junior. Nell’industria era 86,2. E poi c’è la filiera in cui il mestiere è letteralmente il prodotto.

Fonte: Excelsior, Previsioni dei fabbisogni occupazionali a medio termine 2025-2029, tabella 3.4.

Il legno-arredo è a 98,0: in pratica un dipendente over 55 per ogni under 35, il valore più alto tra tutte le filiere industriali del paese, cresciuto di oltre otto punti in due anni. Per confronto, informatica e telecomunicazioni sta alla metà. Il settore italiano che vende al mondo la propria capacità artigiana è quello più vicino a perdere le persone che la detengono.

Non è un angolo marginale dell’economia. FederlegnoArredo colloca la filiera a 52,2 miliardi di euro di fatturato nel 2025, oltre 62.000 imprese e più di 292.000 addetti: il 14,5% di tutte le imprese manifatturiere italiane, il 7,6% degli addetti, il 2,3% del PIL.

La previsione traduce quella struttura in un numero: 30.000 sostituzioni nel legno-arredo tra il 2025 e il 2029, pari al 13,5% degli addetti della filiera. Su cento persone che oggi lavorano nel settore, circa quattordici andranno sostituite entro quattro anni. Per l’industria nel suo complesso la cifra è 725.900 persone, con la stessa incidenza del 13,5%.

In un’azienda che vende mestiere, il calendario dei pensionamenti è un calendario della conoscenza. È l’unico che nessuno scrive.

03 E quando escono, il sostituto non c’è

Un’uscita sarebbe gestibile se il mercato offrisse un sostituto. Non lo offre, e meno che mai per i mestieri che contano qui.

L’analisi di Confartigianato sui dati Excelsior 2025 colloca la difficoltà di reperimento al 47,0% delle entrate previste sul totale delle imprese, e la porta al 59,7% per le imprese artigiane, l’unico segmento in cui il dato è salito invece di scendere. Scomposto per mestiere il quadro si fa più netto: i falegnami e gli attrezzisti di macchine per la lavorazione del legno risultano di difficile reperimento nel 72,8% dei casi. E nell’artigianato il motivo non è soprattutto che i candidati siano impreparati: il 35,7% delle posizioni è difficile da coprire perché i candidati non ci sono proprio, contro il 18,9% per preparazione inadeguata.

Dietro c’è un vincolo con cui nessuna azienda può negoziare. L’Istat prevede che la popolazione tra i 15 e i 64 anni scenda dai 37,2 milioni del 2024 a meno di 30 milioni nel 2050, circa il 21% in meno. Il tasso di attività è atteso in crescita, dal 66,6% al 73,2%, il che attenua il colpo senza invertirlo. Il bacino da cui tutti stanno assumendo si sta restringendo, e continuerà a restringersi per tutta la vita lavorativa di chiunque lavori oggi.

Quindi la risposta classica a un pensionamento, assumere qualcuno con la stessa esperienza, sta diventando aritmeticamente indisponibile. Resta l’altra risposta: fare in modo che l’esperienza non esca insieme alla persona.

04 Cosa esce davvero dalla porta

Chiedete a un mobilificio che cosa perde quando va in pensione il responsabile delle finiture dopo trent’anni, e la risposta non è mai un elenco di mansioni. È un insieme di giudizi che non sono mai stati scritti perché non ce n’era bisogno, finché c’era lui.

  • Il perché si fa così. Perché quella finitura in quella stagione vuole due ore in più, perché per quel componente si usa quel fornitore e non quello che costa meno, quale delle due procedure apparentemente identiche è quella che funziona davvero.
  • Le eccezioni. Il cliente che ordina sempre la profondità fuori standard, la variante che a catalogo sembra compatibile e non lo è, la macchina che d’agosto scalda.
  • Dove sta la verità. Quale delle quattro versioni di quel disegno è quella buona, su quale listino stanno davvero quotando i rivenditori, quale documento è stato superato e mai cancellato.
  • Le relazioni. Chi chiamare dal fornitore quando l’ordine è in ritardo, quale architetto accetta una sostituzione e quale no.

Niente di tutto questo sta nel gestionale. Una parte sta in documenti che nessuno riesce a trovare, il che ai fini pratici equivale a non esistere: il nostro studio precedente ha misurato che i colletti bianchi dedicano il 19% del tempo di lavoro a cercare informazioni che l’azienda già possiede. La maggior parte non è scritta da nessuna parte. Esiste come capacità di una persona di rispondere giusto al primo colpo.

Il passaggio di consegne, quando c’è, sono di solito due settimane di affiancamento alla fine di un preavviso, organizzate da persone che hanno già un lavoro a tempo pieno. Non è un trasferimento di trent’anni di giudizio. È un giro dello stabilimento.

05 Il costo che si vede e quello che non si vede

Il costo visibile di un’uscita è facile da nominare: la ricerca, i mesi in cui la posizione resta scoperta, l’inserimento di chi arriva. Finisce in un budget e viene gestito, più o meno bene.

Il costo invisibile è quello che si accumula. Nel nostro studio sul costo della conoscenza che non si trova abbiamo calcolato che cercare informazioni interne costa già oggi a un’azienda del comparto macchinari, impianti e metalli 3.201 euro per addetto l’anno, il 6,7% del costo del lavoro, e questo in condizioni ordinarie, quando la persona che sa è ancora lì e le si può chiedere. Ogni pensionamento sposta una fetta della conoscenza aziendale dalla seconda categoria, difficile da trovare, a una terza: non più disponibile a nessun prezzo.

Per una manifattura da cento addetti, le quattordici sostituzioni che la previsione implica entro il 2029 non sono quattordici problemi di reclutamento distribuiti su quattro anni. Sono quattordici prelievi da un conto di conoscenza che nessuno ha mai misurato, e su cui l’azienda ha versato per decenni senza mai registrare il saldo.

06 Cosa si può fare, in ordine di fattibilità

Il problema del passaggio di consegne è noto da quando esistono le imprese familiari, e le risposte classiche, scrivere le procedure, affiancare il giovane all’anziano, filmare il reparto, falliscono tutte allo stesso modo: costano al senior un tempo che non ha, e producono materiale che poi nessuno consulta. Quello che è cambiato non è la disponibilità a documentare. È il costo di far rispondere la documentazione.

  1. Partire da quello che c’è già. Schede tecniche, istruzioni di montaggio, disegni, corrispondenza coi fornitori, vecchi preventivi: quasi tutte le aziende hanno scritto molto più di quanto credano. È inutilizzabile perché non è interrogabile, non perché non sia mai stato prodotto.
  2. Catturare le risposte, non le procedure. Nessuno scrive un manuale spontaneamente. Ma una domanda a cui si è risposto è scritta per definizione. Se quelle risposte si accumulano in un posto condiviso e interrogabile invece che nella casella di posta di una persona, l’archivio si costruisce da solo dentro il lavoro normale.
  3. Registrare i perché, non solo le regole. Una procedura che dice cosa fare sopravvive fino alla prima eccezione. Una che dice perché sopravvive all’eccezione, e a quella dopo.
  4. Farlo mentre la persona c’è ancora. È l’unico punto con una scadenza. La conoscenza si estrae da qualcuno che è presente e a cui si fanno le domande giuste. Non si estrae da un’assenza.

L’ultimo punto è quello che trasforma una tendenza strutturale in una decisione di quest’anno. I numeri di Excelsior non descrivono un rischio che potrebbe materializzarsi: descrivono uscite già fissate dalle date di nascita. Nel legno-arredo, circa una persona su sette non ci sarà più nel 2029. L’unica variabile che l’azienda controlla ancora è se quello che sa se ne va con lei.

07 Nota metodologica

Tutte le cifre vengono da fonti primarie, lette nella pubblicazione originale e non in rassegna stampa. Le tabelle Excelsior sono state lette direttamente dal PDF del rapporto.

  • Fabbisogno e domanda di sostituzione: Excelsior, previsioni a medio termine 2025-2029, tabelle 2.2 e 3.3. Il dato di sostituzione è la somma della componente privata (2.273.800) e di quella pubblica (768.200), ed è per costruzione identica nei tre scenari.
  • Indice di anzianità: Excelsior, tabella 3.4. Riguarda i soli lavoratori dipendenti del settore privato, quindi esclude titolari e lavoratori indipendenti. Nella manifattura familiare quella esclusione, semmai, sottostima l’invecchiamento di chi detiene la conoscenza.
  • «Il valore più alto tra le filiere industriali»: nella tabella 3.4 la categoria residuale «altri servizi privati» è più alta (105,1). Tra le filiere industriali il primato è del legno-arredo.
  • 13,5% degli addetti: incidenza della replacement demand sullo stock occupazionale al 31 dicembre 2024, così come pubblicata. Il «quattordici su cento» è quella percentuale applicata a un’azienda da cento addetti, e assume che l’azienda rispecchi la media di filiera.
  • Difficoltà di reperimento: elaborazione Confartigianato su dati Excelsior 2025. Misura le entrate previste segnalate come difficili da coprire, non le posizioni rimaste effettivamente scoperte.

Due cifre che abbiamo scelto di non pubblicare, per trasparenza. Il tempo medio per coprire una posizione di difficile reperimento, spesso citato in 3,9 mesi, risale a un comunicato Excelsior del novembre 2022 ed è troppo vecchio per essere presentato come attuale. E l’anzianità media di servizio in Italia, che avrebbe permesso di convertire le uscite in anni di esperienza persi, è disponibile solo dietro paywall: quel calcolo qui non compare.

Riferimenti

  1. Unioncamere, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sistema Informativo Excelsior, Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2025-2029), 29 agosto 2025 (tabelle 2.2, 3.3, 3.4).
  2. Confartigianato, 36° report congiunturale, 4 febbraio 2026, elaborazioni su dati Excelsior 2025.
  3. Centro Studi FederlegnoArredo, Il legno-arredo chiude il 2025 a 52,2 miliardi, aprile 2026.
  4. Istat, Previsioni delle forze di lavoro al 2050, comunicato stampa, 21 ottobre 2025 (base 1° gennaio 2024).
  5. ekory, Il costo della conoscenza che non si trova, luglio 2026.
  6. IDC, McKinsey Global Institute, The Social Economy, 2012.
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