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Come scegliere un assistente AI per l’azienda: 12 domande da fare prima di decidere

Per scegliere bene servono dodici domande, da fare prima della firma: dove finiscono i dati, se l’assistente legge i documenti dove sono e cita la pagina, chi vede cosa, chi lo corregge, quanto costa per tutti e per un anno, come si esce. Qui trovate le domande, le risposte da pretendere e una tabella per confrontare le offerte.

  • 19% di chi usa l’AI al lavoro usa solo strumenti forniti dall’azienda (Politecnico di Milano)
  • 58,6% delle imprese che hanno valutato l’AI senza adottarla indica la mancanza di competenze (Istat)
  • 43,2% delle stesse imprese teme per la protezione dei dati (Istat)

In breve

  • Prima di tutto la domanda sui dati: dove vengono conservati, se servono ad addestrare i modelli, chi li tratta per conto del fornitore. Per il GDPR le risposte stanno nel contratto sul trattamento dei dati (articolo 28), non in una pagina promozionale.
  • Un assistente utile per un’azienda legge i documenti dove sono già (Drive, SharePoint, il file server), si aggiorna quando cambiano e cita documento e pagina di ogni risposta. Senza la citazione, verificare costa più che cercare.
  • Chi vede cosa si decide prima di partire, per ogni persona e ogni assistente. Un assistente che rispetta i permessi esistenti mostra a ciascuno tutto ciò che quei permessi già consentono, errori compresi.
  • Dal 2 febbraio 2025 chi usa sistemi di AI in azienda deve sostenere l’alfabetizzazione del personale (AI Act, articolo 4, riscritto a luglio 2026): la formazione fa parte della scelta.
  • Confrontate il costo annuo per tutte le persone che lo useranno, non il prezzo di listino, e chiedete come si esce: per un contratto firmato oggi il Data Act europeo prevede al massimo due mesi di preavviso e, di norma, un passaggio in 30 giorni.

01 Quali sono le 12 domande da fare?

Un assistente AI aziendale è un programma che risponde alle domande delle persone partendo dai documenti dell’azienda, con le regole di accesso decise dall’azienda. Può essere la versione per le aziende di un assistente generalista, come ChatGPT, Copilot o Gemini, o uno specializzato: le domande valgono per entrambi. Eccole in un elenco; più sotto, cosa pretendere per ciascuna.

  1. Dove vengono conservati i dati, e chi li tratta per conto del fornitore?
  2. I vostri dati servono ad addestrare i modelli?
  3. Legge i documenti dove sono già, senza doverli ricaricare?
  4. Si aggiorna da solo quando un file cambia o viene cancellato?
  5. Cita documento e pagina di ogni risposta, e dice quando non lo sa?
  6. Chi vede cosa: si possono dare permessi per persona e per assistente?
  7. Chi può correggerlo quando sbaglia, e come?
  8. Funziona bene in italiano, con il vostro gergo e i vostri codici?
  9. Chi forma le persone, e cosa resta scritto?
  10. Quanto costa per tutte le persone, per un anno, tutto compreso?
  11. Come si esce, con quali dati e in quanto tempo?
  12. Chi vi aiuta a partire, in quanto tempo e in che lingua?

Prima di fare le domande, scrivete tre compiti veri che volete affidargli: rispondere ai commerciali sulle schede tecniche, preparare un preventivo, spiegare una procedura a chi arriva. Ogni risposta del fornitore va provata su quei tre compiti, con i vostri documenti.

02 Dove finiscono i dati, e servono ad addestrare i modelli?

1. Dove vengono conservati i dati? Chiedete il paese dei data center, per i documenti e per le conversazioni, e l’elenco dei sub-responsabili: le altre società che trattano i dati per conto del fornitore, compresi i fornitori dei modelli di AI. Per il GDPR il fornitore che tratta dati personali per vostro conto è un responsabile del trattamento: deve offrire garanzie sufficienti, firmare un contratto che ne fissa i compiti (articolo 28) e può affidare il lavoro ad altri solo con la vostra autorizzazione. Se i dati escono dall’Unione europea, il trasferimento deve rispettare il capo V del regolamento. Per i servizi cloud, inoltre, il Data Act europeo obbliga il fornitore a indicare sul proprio sito a quale giurisdizione è soggetta l’infrastruttura che usa (articolo 28).

2. I vostri dati servono ad addestrare i modelli? La risposta deve essere scritta nel contratto, non in una pagina promozionale, e deve coprire tre cose: i documenti collegati, le domande delle persone, le risposte. Versione personale e versione aziendale dello stesso strumento possono avere condizioni diverse: va verificata quella aziendale.

Chiedete infine quanto tempo vengono conservate le conversazioni e chi, dentro l’azienda, può leggerle. Le domande da fare al fornitore sul GDPR sono raccolte in una guida dedicata.

03 Legge i documenti dove sono, e resta aggiornato?

3. Legge i documenti dove sono già? Un assistente aziendale serve se lavora sulle fonti che l’azienda usa davvero: Google Drive, SharePoint e OneDrive, Notion, il sito, il file server dell’ufficio. Se l’unico modo di dargli un documento è caricarlo a mano in una chat, ognuno finirà per avere la sua copia, e le copie invecchiano.

Chiedete l’elenco dei collegamenti disponibili oggi, non «in arrivo», e quali formati legge: PDF scansionati, Excel, presentazioni, registrazioni.

4. Si aggiorna da solo? Fate la prova: modificate un file, cancellatene un altro, e guardate dopo quanto tempo l’assistente risponde con la versione nuova. Un assistente che risponde con un listino vecchio è peggio di nessun assistente, perché sembra sicuro di sé.

04 Cita il documento e la pagina?

5. Cita la fonte, e dice quando non lo sa? Ogni risposta deve indicare da quale documento viene, se possibile da quale pagina, con un clic per aprirlo. Quando la risposta nei documenti non c’è, l’assistente deve dirlo, invece di riempire il vuoto con qualcosa di plausibile.

Non è un dettaglio. Uno studio di ricercatori di Stanford del 2024 ha messo alla prova strumenti professionali di ricerca giuridica, costruiti proprio per rispondere a partire dai documenti: davano risposte sbagliate, o non sostenute dalle fonti citate, tra il 17% e il 33% delle volte. Nessun assistente è infallibile: la citazione serve a chi deve verificare, e trasforma la verifica in una questione di secondi. Come funziona, in parole semplici: perché un’AI che cita la fonte sbaglia meno.

La prova: fate cinque domande di cui conoscete la risposta, più due la cui risposta nei vostri documenti non c’è.

05 Chi vede cosa, e chi può correggerlo?

6. Si possono dare permessi per persona e per assistente? In azienda non tutti vedono tutto: amministrazione, personale, contratti. Chiedete se si può decidere quali documenti vede ogni persona e quali ogni assistente, e se la regola vale anche dentro le risposte: chi non può aprire un documento non deve leggerne il contenuto nemmeno in una risposta.

C’è una conseguenza spesso trascurata: un assistente che rispetta i permessi esistenti mostra a ciascuno tutto quello che quei permessi già consentono. Se la cartella delle buste paga è condivisa per errore con tutta l’azienda, l’assistente lo renderà evidente. Lo scrive anche Microsoft nella documentazione del suo assistente per le aziende: mostra solo i dati che la persona può già vedere, e i permessi devono dare l’accesso giusto alle persone giuste. Prima di partire, controllate come sono condivise le cartelle che collegherete.

7. Chi può correggerlo, e come? L’assistente sbaglierà: conta cosa succede dopo. Chiedete chi può correggere una risposta, aggiornare una fonte, togliere un documento superato, e se la correzione vale per tutti o solo per chi l’ha fatta. La risposta giusta è: le persone che scegliete voi, per gli argomenti di cui sono responsabili. Se può correggere solo il fornitore, ogni errore resta lì finché qualcuno non apre una richiesta; se può correggere chiunque, nessuno ne risponde.

06 Funziona bene in italiano?

8. Funziona con il vostro italiano? La prova utile non è se scrive in un italiano corretto, ma se capisce il vostro. Chiedete con le parole che usate in azienda, sigle, codici prodotto, nomi interni dei reparti, e con documenti misti, metà in italiano e metà in inglese. Controllate che risponda in italiano anche quando la fonte è in inglese, che scriva date e numeri all’italiana, e che il tono sia quello che usereste con un cliente.

07 Chi forma le persone?

9. Chi forma le persone, e cosa resta scritto? Un assistente che nessuno sa usare resta un costo. E c’è anche una regola: dal 2 febbraio 2025 l’articolo 4 dell’AI Act chiede a chi usa sistemi di AI in azienda di occuparsi delle competenze delle persone che li usano. A luglio 2026 il Digital Omnibus sull’AI (Regolamento UE 2026/1744) lo ha riscritto: le aziende devono prendere misure per sostenere lo sviluppo dell’alfabetizzazione sull’AI del proprio personale, tenendo conto di conoscenze, esperienza, formazione e contesto d’uso, senza l’obbligo di garantire un livello preciso per ciascuno. Commissione e Stati membri devono sostenere le imprese, in particolare le PMI, e la Commissione pubblicherà esempi pratici.

Chiedete al fornitore cosa offre: una sessione iniziale, materiali da riusare, un percorso per chi arriva dopo. E tenete traccia di quello che fate: è la prova delle misure prese.

Se l’assistente servirà anche a prendere decisioni sulle persone, il discorso cambia: la legge italiana sull’AI (n. 132/2025, articolo 11) rimanda all’obbligo di informare i lavoratori quando si usano sistemi decisionali o di monitoraggio integralmente automatizzati per assunzioni, gestione del rapporto di lavoro, assegnazione dei compiti, valutazione e sorveglianza. Mettete per iscritto a cosa servirà l’assistente.

08 Quanto costa davvero un assistente AI per 50 persone?

10. Quanto costa per tutti, per un anno, tutto compreso? I modelli di prezzo sono due. Il primo è il prezzo per persona: una licenza per ogni utente, ogni mese. Il secondo è un canone di piattaforma più una quota per persona più bassa. Nessuno dei due è migliore in assoluto: dipende da quante persone lo useranno.

Esempio di costo annuo con due modelli di prezzo
Persone 20 € a persona al mese 500 € al mese + 8 € a persona
15 3.600 € 7.440 €
50 12.000 € 10.800 €
150 36.000 € 20.400 €

Cifre di esempio per mostrare il calcolo, non prezzi di un fornitore.

Con queste cifre il secondo modello conviene da circa 42 persone in su (500 + 8 × n = 20 × n). Rifate il conto con i listini veri, sulle persone che lo useranno davvero, e aggiungete quello che il listino non dice:

  • Avvio. Chi collega le fonti e prepara il primo assistente, e quanti giorni di lavoro servono da parte vostra.
  • Formazione. Due ore per 50 persone fanno 100 ore di lavoro: mettetele nel conto.
  • Consumi. Se il prezzo dipende dall’uso, chiedete cosa succede oltre la soglia: si paga di più, si rallenta o si blocca.
  • Vincoli. Durata minima del contratto, sconti per il pagamento annuale, costi per aggiungere o togliere persone.

09 Come si esce, e con quali dati?

11. Come si esce? Chiedetelo prima di entrare. Cosa potete esportare (documenti, conversazioni, impostazioni degli assistenti, correzioni), in che formato, in quanto tempo, e quando i dati vengono cancellati. Per i dati personali, il contratto con il responsabile del trattamento deve prevedere che alla fine del servizio, a vostra scelta, i dati vengano cancellati o restituiti (GDPR, articolo 28, paragrafo 3, lettera g).

Per i servizi cloud, software in abbonamento compreso, c’è anche il Data Act europeo, applicabile dal 12 settembre 2025. Il contratto deve prevedere un preavviso massimo di due mesi per avviare il passaggio a un altro fornitore, un passaggio che si chiude al più tardi in 30 giorni (fino a sette mesi solo se il fornitore motiva un’impossibilità tecnica), almeno 30 giorni per recuperare i dati e la cancellazione completa al termine. Dal 12 gennaio 2027 il fornitore non potrà più far pagare il passaggio; fino ad allora può chiedere solo i costi che sostiene. Restano possibili le penali per la disdetta anticipata, se il contratto le prevede: leggetele.

Da fare subito: durante il periodo di prova, esportate davvero qualcosa.

10 Chi vi aiuta a partire, e in quanto tempo?

12. Chi vi aiuta, in quanto tempo, e in che lingua? Chiedete quanto passa dalla firma a un primo assistente funzionante sui vostri documenti, chi fa il lavoro, e cosa serve da parte vostra. Poi il dopo: chi risponde se qualcosa non va, in italiano, entro quanto tempo, e se ci sono persone che conoscono il vostro settore.

La prova più onesta è una prova sul campo: qualche settimana con le vostre persone e i vostri documenti dice più di qualsiasi presentazione.

11 Come si confrontano le offerte?

Mettete le offerte una accanto all’altra con una tabella come questa. Date a ogni domanda un peso secondo le vostre priorità, un voto da 1 a 5 a ogni fornitore, e moltiplicate. Le domande con peso alto e voto basso sono quelle da rifare prima di firmare.

Tabella di confronto da copiare
Domanda Peso suggerito Risposta da pretendere Come verificarla
Dove sono i dati 3 Paese dei data center e sub-responsabili nel contratto Leggere il contratto sul trattamento dei dati
Addestramento dei modelli 3 No, per documenti, domande e risposte Una clausola scritta
Fonti collegate 3 Le vostre, collegate e non ricaricate Collegare una cartella vera
Aggiornamento 2 Automatico, in tempi dichiarati Modificare e cancellare un file
Citazioni 3 Documento e pagina, e «non lo so» quando serve 5 domande note e 2 senza risposta
Permessi 3 Per persona e per assistente, anche nelle risposte Provare con due account
Correzioni 2 Le persone che scegliete, per tutti Correggere una risposta
Italiano 2 Il vostro gergo, fonti miste Domande con sigle e codici
Formazione 2 Avvio, materiali, nuovi arrivati Chiedere il programma
Costo annuo 3 Totale per tutti, con avvio e consumi Rifare il conto sul listino
Uscita 2 Esportazione e cancellazione per iscritto Esportare qualcosa durante la prova
Avvio e assistenza 2 Tempi, persone, lingua Chiedere tempi e referenze

Pesi suggeriti per una PMI: cambiateli secondo le vostre priorità. Aggiungete una colonna per ogni offerta con il voto da 1 a 5.

Per trasparenza, le risposte di ekory a queste domande sono pubbliche: archivio in Europa, contenuti mai usati per addestrare i modelli, permessi su ogni documento, cartella ed Eko (vedi Sicurezza); prezzo da 199 € al mese per la piattaforma più una quota per persona, con un calcolatore per il vostro numero di persone (vedi Prezzi). Si può provare per due settimane con il vostro team.

Domande frequenti

Qual è il miglior assistente AI per un’azienda?

Non ce n’è uno migliore in assoluto: dipende dai vostri documenti, dalle persone che lo useranno e dalle regole su chi vede cosa. Il metodo più affidabile è fare le stesse dodici domande a due o tre fornitori e provare le risposte con i vostri documenti, per qualche settimana, con persone vere.

Si può usare ChatGPT in azienda?

Sì, ma usare un account personale per lavoro sposta documenti e risultati in account privati, e il lavoro resta a una persona sola. Le versioni per le aziende dei grandi assistenti generalisti hanno condizioni diverse da quelle personali: valutatele con le stesse domande su dati, addestramento, permessi e uscita. Spieghiamo perché in Il ChatGPT personale non è la memoria dell’azienda.

Quanto costa un assistente AI per un’azienda?

Dipende dal modello di prezzo: una licenza per persona, oppure un canone di piattaforma più una quota per persona. Il confronto va fatto sul costo annuo per tutte le persone che lo useranno, aggiungendo avvio, formazione ed eventuali consumi oltre soglia. Con cifre tonde di esempio, 50 persone costano 12.000 € l’anno a 20 € a testa al mese, oppure 10.800 € con 500 € di piattaforma più 8 € a persona.

Serve formare i dipendenti prima di usare l’AI?

Sì, e non solo per buon senso: l’articolo 4 dell’AI Act, applicabile dal 2 febbraio 2025 e riscritto nel luglio 2026, chiede a chi usa sistemi di AI di prendere misure per sostenere le competenze del personale. Non serve garantire un livello preciso per ciascuno, ma servono misure concrete, adatte a chi usa lo strumento e per cosa.

I dati caricati in un assistente AI vengono usati per addestrare i modelli?

Dipende dal fornitore e dal contratto, e spesso cambia tra versione personale e versione aziendale dello stesso strumento. Chiedete una clausola scritta che copra documenti, domande e risposte, e verificate chi tratta i dati per conto del fornitore.

Come si cambia fornitore di AI senza perdere i dati?

Chiedete prima di firmare cosa si può esportare e in che formato. Per i servizi cloud contrattati oggi, il Data Act europeo prevede un preavviso massimo di due mesi, di norma un passaggio entro 30 giorni e almeno 30 giorni per recuperare i dati; dal 12 gennaio 2027 il passaggio non potrà essere fatto pagare.

Fonti

  1. Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act), EUR-Lex, articoli 4 e 113.
  2. Regolamento (UE) 2026/1744 (Digital Omnibus sull’AI), 8 luglio 2026, pubblicato il 24 luglio 2026, EUR-Lex.
  3. Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR), EUR-Lex, articolo 28 e capo V.
  4. Regolamento (UE) 2023/2854 (Data Act), EUR-Lex, articoli 25, 28, 29 e 50.
  5. Legge 23 settembre 2025, n. 132, Gazzetta Ufficiale, articolo 11, e decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 152, articolo 1-bis.
  6. Istat, Imprese e ICT, anno 2025, 15 dicembre 2025.
  7. Osservatorio Artificial Intelligence, Politecnico di Milano, Intelligenza Artificiale in Italia, febbraio 2026.
  8. V. Magesh, F. Surani, M. Dahl, M. Suzgun, C. D. Manning e D. E. Ho, Hallucination-Free? Assessing the Reliability of Leading AI Legal Research Tools, Stanford University, 2024.
  9. Microsoft, Data, Privacy, and Security for Microsoft Copilot, Microsoft Learn, aggiornata a ottobre 2026.
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